Sbavature democristiane ritornano
Quando il gatto è distratto, i topi ballano. Il Pdl, impegnato nel contrastare l’eliminazione dal Parlamento del suo leader Silvio Berlusconi, ha indebolito la pressione sul governo. Libero da questo controllo e da quello dell’opinione pubblica, calamitata dalle vicende della politica estera e interna, riemerge nel Consiglio dei ministri l’abitudine che nella Prima Repubblica univa democristiani e comunisti. Sollecitati dai sindacati di riferimento deliberavano l’assunzione nel posto fisso dei supplenti della scuola o senza concorso o, per salvare le apparenze, con concorsi a loro riservati e basati in prevalenza sull’anzianità.

Quando il gatto è distratto, i topi ballano. Il Pdl, impegnato nel contrastare l’eliminazione dal Parlamento del suo leader Silvio Berlusconi, ha indebolito la pressione sul governo. Libero da questo controllo e da quello dell’opinione pubblica, calamitata dalle vicende della politica estera e interna, riemerge nel Consiglio dei ministri l’abitudine che nella Prima Repubblica univa democristiani e comunisti. Sollecitati dai sindacati di riferimento deliberavano l’assunzione nel posto fisso dei supplenti della scuola o senza concorso o, per salvare le apparenze, con concorsi a loro riservati e basati in prevalenza sull’anzianità. Ora si assumono con concorsi speciali mal definiti 85 mila precari scolastici: 27 mila docenti di sostegno, 42 mila ordinari e 16 mila amministrativi, tecnici e ausiliari.
Ciò senza alcun censimento dei mutamenti dei fabbisogni. Insomma, si perpetua il sistema delle “infornate” di supplenti nel pubblico impiego senza concorsi pubblici che ha alimentato un modello anti meritocratico, particolarmente nocivo nel settore dell’istruzione (come sottolineava ieri anche il Sole 24 Ore della solitamente troppo mansueta Confindustria). Settore nel quale la formazione del personale ha un ruolo molto importante perché condiziona la qualità del capitale umano delle giovani generazioni. La prassi di trasformare il “provvisorio” in “definitivo” non ha una logica economica e per giunta ha deformato il sistema scolastico, il cui personale è aumentato non tanto in relazione alle nuove esigenze, quanto invece per risolvere i problemi occupazionali. E’ quindi paradossale che si deroghi al principio del merito proprio per l’assunzione dei docenti, che il merito dovrebbero applicarlo ai loro studenti.